La notizia è che il Napoli è ancora quarto. Nonostante i minuti di recupero, il Milan che sta su con le flebo arbitrali, l’Inter che non si tocca e le ammonizioni che vengono date agli azzurri come gentili omaggi di Natale. L’altra notizia è che un presidente “si permette” di contestare il gioco al rialzo dei contratti e l’ambiente non lo contesta ma quasi quasi è d’accordo, nonostante l’amore per il divo Ezequiel. Che succede a Napoli, additata sempre come la città delle patacche e dello sperpero? Succede che siamo stanchi di uno sport, dove contano solo i petrodollari o le frequenze e la classifica si fa in base alle tamarrate dei super-ingaggi. Succede che la società, già dalle scampagnate in serie C, si è messa i vestiti dell’impresa che paga il giusto (che non è poco) e che non vuole più sentir parlare di libri in tribunale e marchi messi all’asta. Non so dove porterà la “filosofia” di De Laurentiis in quanto a rigore, contratti e napoletanità, ma è certo che coglie un sentimento popolare.
Amiamo i nostri divi, giovani e pieni di talento, ma vogliamo ancora credere che preferiscano giocare in una città o nell’altra anche per lo “sfizio” dell’impresa, per i colori sociali, oltre che per gli ingaggi, che ovviamente devono essere decenti (ma non sproporzionati). Può darsi che gli inglesi, gli spagnoli o la Trimurti del Nord ci ammazzino questa speranza (che non è dei poveri, ma delle società serie) e continuino ad alzare la posta, incuranti dei bilanci e della global-recessione. Ma quanta simpatia si conquisteranno nelle province calcistiche del mondo? In fondo marketing e incassi non si fanno solo bruciando soldi, ma anche creando identità sportive, miti positivi e immagini di freschezza.Il mito nascente di Lavezzi più della macchina fabbricaspot di Ronaldino, la classe mittle-europea di Hamsik più del supergettonato e supersfiatato Adriano, la baby-gang che svaligia qualche forziere pallonaro del nord più della Grande Armada interista. ‘O surdato ‘nnammurato contro Caravan Petrol. E’ questa la sfida che attizza, non vi pare?
Antonio Mango
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Mi chiamo Umberto Russo, ho 26 anni e sono un giornalista pubblicista. Collaboro con diverse testate regionali e nazionali. Opinionista per trasmisioni sportive campane. Lavoro in una società di comunicazione multimediale.Caravan petrol
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