Una direzione di gara scan-da-lo-sa. Chi non sente che è stato questo l’arbitraggio di Rocchi? A mente fredda si possono stemperare i toni, ma la sostanza rimane. Inutile fare, almeno qui, i diplomatici. Siamo alle solite. Ci sono grandi predestinate alla vetta della classifica e grandi che devono guadagnarsela, contro avversari e sudditanze varie. Rocchi, al primo fallo da tergo di Ambrosini lo avverte, ma non lo ammonisce. Trattamento da gentiluomini. Non per Maggio, però, che va fuori sul più bello.
Il Milan sapeva di essere più debole a centrocampo. Quindi, falli sistematici e violenti (fuori Hamsik e Santacroce) sulle ripartenze azzurre. Cose che a San Siro si possono fare, ma se si facessero al San Paolo sarebbero “gialli” a catinella. Gattuso il pluridecorato minaccia Hamsik il ragazzino e ci manca poco che prenda l’arbitro per il colletto. A San Siro si può fare, al San Paolo c’è un cartellino già scritto per Blasi e Santacroce.
Il rigore? Se non è chiarissimo in genere non si dà contro una “grande”. Ma se è dubbio o inesistente (come quello di Pazienza) lo si può dare a favore. E l’ambiente? Per cori e scritte offensive a Napoli si beccano squalifiche del campo. A Milano, per quelli di ieri, statene certi che non succederà niente.
Ieri il diavolo voleva vincere. Anzi, “doveva” vincere. L’investimento del fenomeno(?) brasiliano deve in qualche modo rientrare. Il Napoli è vera squadra e stava rischiando di mandare di traverso la “cavalcata” di plastica rossonera. De Laurentiis ha detto che gli piacciono più i valori della sua squadra da quarto posto che quelli (?) da primato forzato di una delle predestinate allo scudetto. E questi valori glieli ha confermati Lavezzi, quando a un giornalista che gli chiedeva se si sentiva di aver superato l’esame, ha risposto “no, non abbiamo superato l’esame, perché abbiamo perso”. Tradotto, significa che il Pocho non si accontenta di fare il comprimario o il vittorioso “morale”. Squadra simpatica, tante lodi, ma poi, quando si va al sodo, si deve cedere il passo alle macchine truccate. Quindi, smaltire in fretta l’overdose di San Siro e tornare a graffiare il campionato, studiando da grande squadra.
Marino e Reja non vogliono parlare di avversità artificiali, ma di mentalità che la squadra deve ancora maturare. Per ora fanno bene. Il momento dello splash-down tra squadre superricche e giovani squadre in ascesa non è ancora arrivato, ma arriverà presto. Ed è meglio perciò non farsi trovare impreparati, curando gioco, risultati e popolarità della squadra, vero antidoto contro le sudditanze.
Si riparte con la Samp. Partita decisiva. Più di quella col Milan, unto dal Signore. Occorrerà dimostrare di aver smaltito le tossine demoralizzanti del Palazzo e riprendere la giovanile freschezza della squadra che vuole rimanere in alto a dispetto dei santi. Se vince con la Samp, il Napoli è tornato.
Antonio Mango